sofrologia

il vedo-non-vedo intellettuale…

Per il pezzo numero 100 del blog occorreva un’ispirazione superna ed il weekend appena trascorso ben si era prestato. Oggi, invece, nel contendere canonico dell’esistenza che vede nella parte dei Guelfi le avversità e in quella dei Ghibellini la felicità, o viceversa a voi piacendo, l’idiozia dei pressapochisti incalliti ha fatto capolino in una maniera esemplare: una cozzaglia di plurime situazioni scomode da affrontare cercando di non smarrire quanto di più prezioso in mio possesso…

E così, oscillando sulla prua della disputa solenne fra fortune e sfighe, mi sono sentito ripetutamente ai limiti del tracollo naufragante ma non ho mai perso di vista alcuni miei capisaldi di vita, dei veri e propri abbecedari comportamentali che vanno oltre il semplice concetto e trascendono nell’intimo vissuto

Ecco allora che da mozzo inerme ti senta capitano coraggioso che può ergersi ed erigersi a direttore d’orchestra del rigore manieristico, ove la sublimazione consta nell’assunto, (quasi) magico ed a tratti ritenuto impossibile, dell’esser efficaci senza perdersi nella perfezione

Ma è qui che il gioco diviene ancor più inintelligibile ed il quovadis rischia di virare né a dritta né a manca generando paura mista ad immobilismo nel nostro sottoscala emozionale e pertanto, la partita si imborghesisce portandoci a riflettere su scelte all’apparenza assurde: menzogna organizzata o realtà confusa? L’amletico alterco dei casi limite, a questo punto, può eleggersi un domicilio prominente solo se si sia ricordato di uscir di casa con un cappello denunciante: un messaggio diretto e tutto d’un fiato che brucia ogni qual cosa si trovi attorno, in una sorta di napalm contenutistico.

Ma lasciamo perder bombe e mine e torniamo ai miti consigli di una bimba vivace che sa farsi apprezzare grazie ai suoi occhioni, la sua chioma, il suo sorriso, ma soprattutto in ragione del suo vedo-non-vedo intellettuale: un fascino senza tempo e limiti che sconfina nei nostri sapori ancestrali e rimane vivo in eterno!

Certo, magari una foto che avesse immortalato sguardi attoniti sarebbe stata (forse) più comunicativa di queste e/o di altre mille parole… ciò detto, le accattivanti sinossi espressive di chi permea, davanti ad uno specchio trepidante, emozioni per drenare vita e sprizzare empatia valgono ancor di più, credo: auguri caro il mio #blog!

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