sofrologia

mago nel pagliaio

È ahimè evidente che negli ultimi tempi le mille attività della mia vita stiano sottraendo energie e risorse al blog: la mia unica creatura (finora) data alla vita. Ci pensavo proprio stamane in quelle mattutine sessioni di contemplazione davanti allo specchio, allorché Tu provi a convincerti di esser il monarca incontrastato ed invece sai benissimo quanto la strada della vita (di cui sopra) sia dura…

E ci tengo anche a sottolineare, per evitare di mandar fuori dagli stracci Lei, che non ascrivo colpe di questa mia minore produzione “artistica” alla mia compagna sul cui spessore non esiste alcun mistero: unica! E pertanto il minor tempo tra le mani non vuol dire nulla, se non che io lo voglia argomentare per giungere, come di solito mi si confà, ad un’anabasi risolutiva.

È ovvio che il tempo chiami le riflessioni così come è indubbio che la mia dissertazione sia iniziata con delle tonalità che di solito non fanno capolino nella mia indole vibrante. Ed i toni che sembrano siano quasi un’apologia di un ipotetico “fragole e sangue” potrebbero essere in realtà molto più vicine ad un “pesche e crema”.

Fatto sta che il SoMMo, giovane, agile, arrabbiato e dirompente nel suo esser iconico, sia oggi un po’ più scarico in virtù di pensieri, sogni e timori che vagano da alcuni giorni nella sua mente come nuvole lontane dal silenzio del cielo e dal rumore della Terra.
State tranquilli, pur tuttavia. So che dal leggermi così adesso al pensarmi triste il passo sia breve, ma invece il mio attuale stato d’animo è soltanto frutto di una pervadente incertezza nei confronti del mondo in cui viviamo o meglio ancora verso le sue innumerevoli discrasie e contraddizioni.

Un mondo che avrebbe bisogno (forse) di molto più tempo (benché non da sprecare!) o a cui (forse) occorrerebbe un mago nel pagliaio per saper trarre anziché il dado, l’ago. L’ago di una bilancia emblema dell’ingiustizia nella sua ossimorica rappresentazione. Un contrappasso dantesco tornato d’attualità in un contesto alla deriva ove ormai vale tutto-ed-il-contrario-di-tutto ed i social ne sono divenuti infatti il simbolo.
I social quale ultima stazione prima dell’illegalità.
Politica, calcio, costumi: nessuno viene risparmiato ed ognuno degli iscritti esige che ciò che è da Lui affermato (spesso in una sintassi nonché grammatica improbabili!) sia considerato cassazione! E se nei riguardi del calcio transeat, altrove nelle tematiche importanti non mi basta più metter in pista una liberale dose di cinismo. Qualcuno, quando poi disatteso da me nei contenuti, si sente colpito nel vivo fugge dalla discussione e con fare democristiano svia in arzigogoli manzoniani. E costoro non sono nemmeno i peggiori, per me. Esiste infatti un sottobosco molto più fiorente nel suo pressapochismo che attua lo stesso la fuga, ma avendo mezzi dialettici minori, si cela dietro il vessillo dei qualunquismi asfittici nella propria retorica vuota.

Siamo nell’era degli egolatri: la forma d’idolatria post-moderna che si abbevera alle fonti dell’anarchia, necessita di un disordine che sia funzionale alle varie furberie e propugna il tema del cambiamento quale fosse l’intimo più sexy in circolazione. Peccato però che quell’intimo sia sintetico e non sappia fare sintesi e per di più abbia poco a che fare con le coscienze, la concretezza e l’utilità.

Ergo, l’Italia che vorrei vedere ed in cui vorrei credere magari non ci sarà mai (quantomeno in questa vita) ma nella mia duttilità proverò a leggere con gli occhi della post-modernità questo cambiamento tanto celebrato. Un cambiamento che negli stili è di sicuro indiscutibile e sartorializza l’italiano come meglio non potesse fare, che poi si tratti per me solo di forma e non di sostanza, poco ce ne cale.
I posteri, tanto caldeggiati dai bramini sempre più intervenienti a sproposito, ci faranno sapere, ma tuttavia io non credo di aver sbagliato e comunque anche avessi sbagliato di sicuro non avevo torto: coraggio Italia!

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