“Dicotomie e rivoluzioni culturali”

Nella nostra mente i pensieri fruiscono con un flusso caotico (magari) ma perseguente un ordine che seppur sottile segue schemi di altissima “ingegneria”. È ciò che i più definiscono in modi disparati ma collegati da un sottile filo unico conduttore, vuoi che lo si chiami attitudine, vuoi che lo si identifichi con ghirigori di parole in maniera più forbita, vuoi tutto e vuoi niente, fatto sta che la natura ha leggi così affascinanti e il nostro cervello ne è un grande “espressionista”. Qualcuno si starà chiedendo, ma cosa si è fumato stavolta il nostro caro SoMMo? E’ questo il suo modo stravagante di festeggiare i suoi 5 anni a Milano? Ma invece magari chi legge sempre il mio blog inizia a seguire una logica di fondo, magari ricordando le mie innumerevoli citazioni circa la sofrologia

Sofrologia o no ciò che è certo è che da giorni rifletto su una delle regole della natura e del pensiero di cui nel titolo: le dicotomie

Qualche riferimento illustre sulla contrapposizione in stile #guelfi & #ghibellini già fu ospite del mio sito. Ovvio, mi direte: fa parte del tuo modo d’esser, esistere e pensare, vero leit motiv introduttivo del presente mio scritto. Ma tornando al tema centrale per non perdere il…filo, di esempi e temi ne potremmo elencare a bizzeffe. Qualche sera fa, ed è forse nata propria lì la mia riflessione, dicotomici spunti hanno fatto da spina dorsale ad una mia chiosa politica in una platea ristretta. Lì l’anello del contendere era decidere sulla giustezza o meno di una serie di coraggiose o quantomeno (fino a quel momento) atipiche scelte; capire poi se esse avrebbero fatto, o meglio ancora, faranno sfaceli in positivo oppure no; insomma, tanta carne al fuoco con molteplici risposte elargibili senza che vi fosse la presunzione della verità assoluta.

Di sicuro, però, al contempo maturavo anche la convinzione fortemente cosciente di aver la capacità di “attrarre” facendosi ascoltare, capacità di cui oggi ho avuto riprova a margine di una mia relazione sulla prevenzione cardiovascolare in una platea di anziani che però nulla hanno a che invidiare a tanti giovani d’oggi, che gli artifizi di una società sempre più liquefatta e dell’apparire, ha completamente spento.

Ieri si festeggiavano i 10 anni di Facebook, archetipo e stereotipo dei tempi moderni, tempi che molto offrono ma al tempo stesso molto posson toglier all’inventiva, creatività e “carisma idealistico”.

Insomma, sta a Noi, come sempre, scegliere se siamo guelfi o ghibellini ovvero se vogliamo o meno che ci annullino come esseri pensanti e capaci di fare rivoluzioni. E per rivoluzioni, non ci si deve banalmente riferire a immagini di violenza, anzi, le vere rivoluzioni le hanno da sempre fatte la cultura, il pensiero e la mente. Un po’ come faceva un secolo or sono o poco più il mio antenato Emanuele, al quale oggi con orgoglio e profonda emozione, sono stato paragonato nell’intro della mia dissertazione di cui sopra.

Quindi, basta perder tempo sul mio blog, è ora di voltare pagina ora, adesso, subito.

Io sono pronto con l’ovvia consapevolezza e se volete,anche saggezza alla Thomas More di sapere che non tutto mi è lecito cambiare, devo anche saper pazientare e soprattutto saper discernere cosa è prioritario e più facilmente possibile realizzare e ciò che oggi è opportuno lasciare in un angolo dei miei sogni, un angolo ad ogni modo non buio, ma illuminato, illuminato da una mente che è conscia delle sue capacità ma sa che non deve strafare. Strafare è da spocchiosi e soprattutto crea nemici (e tanti) che Noi “spiriti-vincenti” non possiamo permetterci assolutamente di avere…

Buona serata Cari Amici!

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