Lo zapping demotivazionale deve farci reagire

Ieri sera facendo zapping tra tribune politiche sono passato dalla sceneggiata napulitana di Del Debbio (ahinoi che vita è da quando c’è l’auditel…) alla arcinota Ballarò ed il commento finale, in stile televisivo è stato: “Che amarezza!!!” (ed il mio conterraneo attore mi scusi per la citazione dotta, nds)

Si parla ormai da mesi di crisi e si cerca di metter toppe alla falla: e quindi giù con manovre manovrine, sterzate e/o brusche frenate o retromarce. Ciò che però i politici non dicono è che siamo a fine corsa e la recessione se non è già attiva (e lo dico in questi toni solo per non staccare, ex abrupto, la spina al Paese e dar l’opportunità a tanti di sperare ancora come me) lo sarà.

Certo qualcosa rispetto all’immobilismo degli ultimi anni del ventennio (e non mi riferisco a quello fascista, anche se…) della famigerata Seconda Repubblica, si è mosso. Il problema è che ci si continua a muovere su palcoscenici e scenari ormai impraticabili e si rifuggono le vere soluzioni forti. Le uniche giuste e democratiche! Ma a che serve parlare di demos se i più dell’attuale politica nemmeno sanno cosa significa e penserebbero alla dimostrazioni dei videogiochi…

Fatto sta che questo videogioco, di ultima fattura, è un’avventura grafica che sta divenendo sempre più infausta e sanguinosa. Ah dimenticavo…per i soliti noti ovvio!

“È finita la ricreazione” diceva il ragioniere. Il brutto è che oggi, per pensionati, operai e ceto medio in genere non resta quasi più neanche la colazione…e che dire dei bimbi? Quale futuro li aspetta?

Per cui, io mi ripeterò e vi annoierò coi soliti discorsi, ma mai come oggi avrebbero ragione i latini…

Sul mio blog già tante volte avete letto di immobilismo operativo, di consorterie (non rubo il termine Casta agli amici Stella & Rizzo), di moralizzazione della politica come prima tappa di qualsiasi tipo di discorso di crescita e preliminare a qualsivoglia progettualità politica.

Continuo a crederci e ad andare in quella direzione. Se poi un domani sarò un Don Chisciotte senza Sancio ma magari con la pancia si vedrà…ai posteri, dunque…

Ciò che vi dico e scrivo può sembrare banale, non ha i toni del politico, direbbero i “benpensanti dei palazzi”: e MENOMALE, rispondo io!!!

Riflessione terra terra se volete, ma pregnante: oggi come puoi andare avanti con le vessazioni (tasse e tassucole) se poi vedi ogni giorno che gli sprechi del bilancio-Italia sono altrove; e la cosa peggiore, poi, è che spreca chi dovrebbe esser il buon gestore del nostro “condominio”, sia esso un consigliere di piccolo o medio taglio, sia altresì una ben più alta carica. E sul termine alto ci sarebbe da rivisitare lo Zingarelli in questo caso…

Per cui, non è assurdo meravigliarsi che il più della popolazione si getti nell’antipolitica visto lo spettacolo offerto da taluni e siffatti sinistri soggetti, di cui sopra e la delusione che da essi ne deriva.

Il problema a mio modo di vedere ed intendere è che ciò NON BASTA, NON è SUFFICIENTE! Serve salire di gamma per evitare che i discorsi e gli intenti dell’antipolitica ci lascino nell’estremo immobilismo al netto di lordo e tare varie.

La chiave di volta è semplice, ma faticosa se non si hanno la voglia ed i numeri cari Amici. Da dove partire?

Innanzitutto, lasciamo perder l’antipolitica, ma ovviamente mandiamo a casa (e non siate volgari ora…) la vecchia classe politico-dirigente. Rimbocchiamoci poi le maniche ed anche i colletti se servisse, e mettiamoci la faccia e soprattutto l’impegno Noi professionisti che amiamo profondamente l’Italia e non cerchiamo scranni solo per soddisfare le nostre tasche. L’unico nostro obiettivo sarà rilanciare il nostro bel Paese e magari la vera soddisfazione sarà esser ricordati un domani per aver scritto una pagina di storia d’Italia: una storia positiva e suscitante sorrisi per una volta!

Coraggio Italia!

I veri indignados devono costruire, non distruggere!

Il titolo è una sorta di nove colonne ad effetto? Forse…ma ad ogni modo quel che conta è che dipinga abbastanza bene la situazione attuale.

Tutti più o meno respiriamo la crisi e reagiamo ad essa.

C’è chi si infila nel pellegrinaggio stile La Mecca (non me ne vogliano i musulmani per la boutade…) verso i mega-store di elettronica per trovare anche solo nella visione del neo prodotto (non farò per protesta solenne il nome, nds) una propria valvola di sfogo.

C’è chi rimane aggrappato con tutti i suoi possibili artigli, stile trespolo, ai benefit della politica e delle consorterie. Ma ahimè a noi comuni mortali rimane solo il trespolo, ovvero leggasi: portassero pure sfiga sti politicanti?

C’è poi chi protesta contro la carenza e penuria di fondi che ha colpito tutti andando a dar fuoco alle poche risorse di chi ne possiede qua e la, spaccando vetrine o dando fuoco alle auto. Sono gli indignados

Con questi ultimi e a questi ultimi vorrei dedicarmi, con loro vorrei seppur simbolicamente interloquire per lanciare una provocazione: se proprio vogliamo che la nostra protesta abbia un senso, senza se né ma, costruiamo il futuro anziché distruggere il presente di poveri innocenti! Usiamo quindi tutta quella energia attraverso anche una protesta legittima ma purché essa sia contenuta e riconducibile a canoni di integrità morale estrema. La stessa moralità che sarebbe auspicabile coltivare, tutti noi. In tanti, dobbiamo piantare i nostri semini di moralità sul nostro balcone, annaffiarli, curarli, coccolarli; poi, magari avremmo piantato datteri e non ne vedremo i frutti ma le generazioni future…

Moralità quindi, ma dove li troviamo questi semi? Risposta: nella vita di tutti i giorni. Ai politici attuali sarebbe da rimarcare di esser sottozero in tema di “pollice verde”, nemmeno i leghisti ahimè…battutaccia del menga a parte è ora di avviare una repulisti totale! Quando oggi scorrendo le principali testate leggo che i soliti (ig)noti (e peccato che non si tratti del film di Monicelli) della politica vogliono far tutto fuorché risolvere i problemi dell’Italia, il primo indignados sono io! Ma proprio a fronte di questo fatto, la mia indignazione, esigo un cambiamento che deve partire dal basso costruendo progetti seri (e non pugnette…e mi si scusi la volgarità). È tragicomico osservare SB che lanci i suoi soliti slogan di quart’ordine. Mi sta venendo il dubbio che sia affetto da Alzheimer e straparli… Pierferdi invece invoca Monti come la Madonna di Bengodi (non esiste e quindi perdonate l’accostamento, pena la mia scomunica…) ma unicamente perché vuole rimanere in sella a combriccolare coi vari “Bellachioma”, Di Pietro, Bersani (scusate ma mi tocco…) e compagnia cantante. Temono Monti? Forse si, forse no, lascerei la disquisizione politica a ben più alte e dotte penne (vero caro Luca???) ma vorrei riflettere con voi su un punto, il punto: questi governanti fallimentari vogliono soltanto mantenere salde le loro poltrone! Basta! Nada di più! Perché non esser sinceri? Invece ci si appella a sintassi ricche di parentesi, cappelli, contro cappelli, fronzoli inutili. Ci vuole tanto a dire la verità agli elettori? Tanto siamo a fine corsa, cari Amici politici. Avete fallito e non c’è appello che tenga…e l’appello non riguarda le “vostre” aule di tribunale, ovvio; quindi ivi, non c’è scampo! Pertanto, cari attuali occupanti di poltrone fatevi da parte e lasciate il posto e l’opportunità a nuovi meritevoli pensanti e professionisti. E che stavolta, sia un vero cambio foriero di successi e rinascita! L’Italia, ne ha estremo bisogno e tutte le altre chiacchiere sono zero carbonella come direbbe il mio caro amico “Zio Ric”.

Succederà? Io ne dubito.

Potrebbe succedere? Forse…

E allora che fare per raggiungere l’agognato risultato? Ricetta banale se vogliamo ma da applicare: basta idee di politica come raggiungimento del benefit e del godimento. La politica va moralizzata ma non solo a chiacchiere; ovviamente servono numeri e verve di protesta per rovesciare lo status quo attuale, ma che sia, e ribadisco, una protesta costruttiva e non distruttiva.

Quindi, il leit motiv potrebbe, a buon bisogno, essere: ARMIAMOCI e COSTRUIAMO!

Saremo Noi giovani (anche e soprattutto) professionisti gli artefici del Nostro Destino!

Coraggio Italia!!!

Nel Paese di Bengodi abbondano le notiziucole da fumo negli occhi

Stasera tra mille beghe personali provo a fuggire dalla realtà quotidiana tuffandomi nella realtà quotidiana…si, non sto vaneggiando. Mi spiego meglio: lascio da parte il livello personale dello scorrere dei giorni per far mio, provando a crescere, quello che il quotidiano ci offre.

Quotidiano che oggi sarà inteso come sostantivo indicante proprio il caro compagno, cartaceo o meno (nell’era del web 2.0 è un’ovvia precisazione, nds) delle giornate di tanti di noi.

E sfogliando qua e la, ho pensato che nel Paese di Bengodi (leggasi l’Italia odierna) abbondano le notiziucole da fumo negli occhi a discapito della vera informazione. Quindi, se non proprio disinformazione (come si direbbe in termini catastrofistici) trattasi quanto meno di un’operazione in cui si sviano i problemi reali e attuali e si sposta l’attenzione, per l’appunto, sulle notiziucole.

E quindi, ti capita di scorgere titoli ad effetto ma spesso vaghi e lontani dai temi più caldi. Oggi ad esempio, mi sarei aspettato di leggere dell’affaire Polverini-Fiorito ovunque ed invece…

Certo, a ciascuno il suo direbbe Sciascia e ciò ci sta.

Pertanto, Avvenire focalizza la sua attenzione per voce di Tarquinio sui DAT (leggasi Dichiarazioni Anticipate di Trattamento)…con un suggestivo “Questione di Democrazia”

La Stampa, va sul sociale e Lepri illustra “La solidarietà che serve all’Italia…

I “faziosi”, manco a dirlo, curano aspetti precipui di autodifesa, sia essa autodifesa di “ideali” o di “personaggi”. Ad esempio, la Padania a firma Piazzo ce l’ha con Monti e stuzzica il Premier dicendo: “Quando il boria scende di scranno”. De Angelis del Secolo, invece, ricorda che “Anche in guerra ci vuole un po’ di stile”.

Per trovare qualcosa di letteralmente più a bomba sul tema di giornata (e degli ultimi giorni) ci si deve dedicare al Corriere che tramite il Gian Antonio ci fa riflettere sull’ Ingordigia dei mediocri oppure per gli amanti del Fatto Quotidiano la chiave di volta sta nel “Polverini di stalle” by Travaglio.

Se devo votare quoto per gli ultimi due, ma non per i contenuti in sé e per se, coi quali si può esser in accordo oppure no, ma perché quantomeno hanno tenuto viva la notizia del momento, permettendo a ognuno dei lettori di argomentare (proprio come ho fatto io) e riflettere a proprio piacimento sulla realtà dei fatti. Magari non è questa la strada migliore, ma l’è sempre una strada direbbe il vecio amico mio…

Ve saludi!

Il vaso è colmo, la misura forse…

Ormai erano mesi che non comparivano i miei sproloqui. Tutta l’estate liberi ed ora? Diciamo che avevo troppa voglia di confrontarmi con tutti Voi e con i miei Mentor principali per rimanere ancora immobile…

Già qualche tempo fa ma in platee ben più ristrette trattai il tema dell’immobilismo ma stavolta sarà solo il LA della mia odierna sinfonia o se preferite, nenia. Perché autocelebrarsi può anche avere un senso, ma riflettere sui propri limiti ne ha francamente di più. E quindi, sarò il primo ad auto-bacchettarmi per non avere ottemperato ad una sorta di promessa o se vogliamo limitare il tiro, quantomeno potrei parlare di buon proposito: ricordate qualche post or sono?

Tornate indietro, riavvolgete il nastro e scoprirete a cosa mi riferisco…

In ogni modo, voltiamo pagina ed in maniera umile proviamo a riprendere le fila di un discorso mai interrotto quantomeno nella mia testa. Ovvio che, senza cercar scuse, il menage degli impegni quotidiani spesso ti impedisca di fare ciò che avresti voglia di realizzare, ma se dentro di te la fiammella è viva, sta sicuro che prima o poi è lei che riprenderà vigore e forza ed illuminerà la scena, scaldando qua e la qualche istinto, come lei, a buon bisogno, solo minimamente sopito…

Di sicuro il titolo scelto è già molto indicativo e definisce il perimetro di una situazione odierna davvero difficile anche se ad analizzarlo in maniera più approfondita i buontemponi coglieranno un mio tentativo, magari maldestro e criticabile, di scorgere la luce negli abissi provando, con estremo ottimismo, a tirar fuori l’olio dai sassi. È questo lo spirito che voglio infondere! Questo è il mio messaggio!

Il messaggio di un cittadino comune che ha voglia di dire basta a modo suo ma che al tempo stesso avrebbe, anzi ha, voglia di ripartire e vuole farlo nei fatti mettendo a disposizione quel poco di eccellenza che possiede dentro di sé!

L’ennesimo scandalo politico che tutti stiamo seguendo in questi giorni (leggasi il Fiorito gate, nds) nasconde ed annida nelle pieghe della sua fattezza, una miriade di sottoscandali e responsabilità. Una matriosca che sviscera una serie di anomalie/contraddizioni dell’intelaiatura sociale dei nostri giorni. Perché se ad oggi, accadono di simili “nefandezze”, parafrasando anche con una leggera forzatura di mano il pensiero di tanti di Voi, è segno ben tangibile che siamo giunti ad un punto di non ritorno o se preferite come direbbe il vero mattatore nel dipingere l’italiano medio, anche e soprattutto precorrendo i tempi (alias l’Albertone nazionale Sordi) “avemo toccato er fondo”, ma non per scadere nelle ovvietà, che sono senza ombra di dubbio sul chi va la e dietro l’angolo, ma perché lo vediamo proprio ogni giorno: siamo davanti ad una deriva culturale palese.

Questo è il paese dei Grandi Fratello e dei falsi miti sparati nelle nostre sostanze grigie (avercele direbbe il mio compianto Prof. Stefano…) ad una velocità supersonica (maggiore perfino di quella della luce direbbero “illuminati” dotti!)

Albergano ormai da troppo tempo uno sfascio ed un disfattismo abominevoli e ciò che fa accapponare ancor di più la pelle è che anziché reagire per modificare in positivo l’orizzonte degli eventi ognuno cerca di curare il proprio orticello senza degnare uno sguardo alla vera e cruda realtà. Si procede solitari a testa basta cercando unicamente di sopravvivere e non di vivere! E ciò non accade perché non abbiamo i mezzi per lottare ma perché via via ci si è adagiati e ci si affida oramai non ai tanto famosi valori, che i più anziani nostalgici ci richiamano alla mente, ma alle scorciatoie. Augias parla giustamente di libertà dei servi

Ma non voglio dilungarmi oltremodo. Vorrei solo risvegliare quantomeno nel nostro piccolo le coscienze e la dialettica di tanti di Noi che avrebbero voglia ma per vari motivi non riescono a farsi sentire, a farsi ascoltare. Facciamo massa critica, confrontiamoci dalla base e proviamo a salire di gamma tutti assieme, condividendo anche attraverso i nostri tanti mezzi di comunicazione (web 2.0, mailing lists, social network vari) pensieri, progetti ed anche paure…perché anche i timori laddove condivisi ed elaborati possono caricarsi del fardello della rinascita.

E vorrei concludere proprio soffermandomi su questi sostantivi su citati: timori e paure…perché al netto di tutto, ciò che mi spaventa di più è che una simile sentenza accentui ancor di più le insicurezze di tanti medici (giovani e non solo) che vessati da più parti, e non adeguatamente tutelati da chi potrebbe e dovrebbe farlo, non hanno più la forza (più che la capacità) di decidere, sono vittime inconsapevoli/consapevoli dell’immobilismo operativo.

Gli anglosassoni, che noi, ad onor del vero troppo spesso copiamo nei lati negativi più che in quelli positivi, hanno nel loro vocabolario due termini che sono fearless e brave. Ad una prima e superficiale analisi potremmo tradurli entrambi come coraggioso, ma se scaviamo più in profondità possiamo Tutti Noi riflettere sul fatto che fearless identifica il privo di paure, che può essere parente molto stretto dell’incosciente e non ci piace, mentre brave identifica chi agisce con coraggio elaborando dentro di sé il lutto della paura: una paura che ci dà la forza for making decision, una paura da cui nasce il coraggio, quello vero, quello serio.

Pertanto, Cari Amici, CORAGGIO! Fatevi e facciamoci sentire.

Cameo doveroso

Il silenzio non era il mio obiettivo. E in molti avranno sentenziato: il solito…qualunquista! Ergo il mio post di apertura di quattro giorni or sono che lanciava proclami da emerito “qualunquista-chiacchierone”. Non è forse così?

In ogni modo bando alle ciance, stasera si parte sul serio e si chiarifica il “no-words/no shows” degli ultimi giorni: mi sembrava irriguardoso e irrispettoso continuare a ciarlare quando a pochi Km dalla mia comoda casa si consumavano attimi, eterni, di sofferenza, incognite e dispiaceri immensi. Pertanto, ho reputato idoneo astenermi anche da facili proclami su tematiche troppo in auge in quei giorni. Giusta chiosa sarà oggi un onorevole ricordo, dopo il silenzio, dei tanti innocenti sventurati che sono caduti vittime della legge della natura prima ancora che della ipotizzata incuria, superficialità etc etc…e lungi da me rifuggere da simili commenti per paura! Lo faccio per scelta magari criticabile, ma in onestà, non riconducibile a timori.

Ma torniamo, al componimento della serata o se preferite, forse dovrei dire, al cameo della serata che riservo con tanto orgoglio ed enfasi all’antenato mio più illustre, all’anagrafe Emanuele che ebbe ad Avigliano (in quel della provincia di Potenza, nds) i natali nel lontano 20 Marzo del 1857.

Quattro anni più tardi, si sarebbe festeggiata quasi a ridosso del suo compleanno, l’unità d’Italia…

Destini, pensieri, valutazioni regolati dalla legge del caso (forse) ma non per questo meno importanti e/o meritevoli di menzione.

E proprio dall’identità della Nazione e dal mio punto di riferimento Emanuele voglio partire: anche qui, sono le leggi del caso a dettar legge, tempi e considerazioni. Un dualismo perfetto si potrebbe dire, in quanto oggi da più parti c’è bisogno di Nazione (con la speranza che non sfoci però in nazionalismi e personalismi…) e ancor più di personaggi politici carismatici sì, ma dotati di una sobrietà di fondo, tale da impreziosirli, caratteristiche che più illustri commentatori, e per dipiù, non emotivamente coinvolti quanto un parente come me, attribuirono all’allora ministro del governo giolittiano, al secolo Emanuele…

E con questo cameo doveroso concludo e Vi saluto.

A presto Cari Amici.

si riparte dal…qualunquismo

Riflettevo stamani su un fatto: il qualunquismo è dietro l’angolo e penetra nei pori della nostra pelle quando meno te lo aspetti.

Anche io potrò esser tacciato di esser tale, un qualunquista, verrò annoverato tra i tanti chiacchieroni inconcludenti della nostra Italietta, termine dispregiativo ormai a dismisura usato specie dai “cugini”, si fa per dire, di d’oltralpe; eppure, il “tizio” vestito di bianco ma con le mani rigorosamente sporche c’è, è in mezzo a noi da generazioni, conosciuto per lo più con lo pseudonimo di jè-m’en-foutiste che ai parenti napoletani potrebbe suonare come…io me ne fotto!

Appunto. Qualunquista e qualunquismo fin nel midollo, dall’estremo Nord al Sud, senza soluzione di continuità. Al tempo stesso, asettico nella veste bianca e untore in pieno stile manzoniano (così tra le altre cose, non se ne hanno a male neanche nella mia città d’adozione perché non li cito) mediante le proprie mani, quelle stesse mani al centro dei discorsi di anni e anni…ed anche lì aggettivate: anche se erano “pulite” e non sporche! Ma di tangentopoli già vi parlai e argomentai sul mio blog, anzi ad onor del vero fu proprio il mio ultimo componimento. Poi il vuoto o il…qualunquismo, se preferite. Solo chiacchiere e…distintivo? No, magari quello no. Del detective ho solo baffetti e barbetta pungente incolta, altri segni non pervennero (quantomeno per ora…) alle cronache. Di certo, riparto da dove avevo terminato e stavolta la speranza è che non rimanga un’ennesima opera incompiuta. Se davvero ho voglia di riemergere fuori dagli abissi di giri di parole inutili devo tirar fuori i fatti. <<Fatti non pugnette>> direbbero le magliettine estive (ed ora che ci si avvicina alla bella stagione il pensiero non può che non andarci) che spopolano sulle spiagge di tutta Italia.

Un’impresa di sicuro non facile ma non così ardua se ad animarmi sarà la forza della passione che se voglio, posso e riesco a mettere nelle cose che faccio. Volere è potere diceva sul finire dell’800 il britannico Smiles e auguriamoci che il suo cognome sia foriero di tante belle soddisfazioni e faccia ri-sorridere non soltanto me ma tanti Italiani con la I maiuscola scevri e lontani da logiche e dinamiche qualunquiste.

A domani sera Cari Amici!

17 Febbraio: molto più di Tangentopoli…

La settimana appena ultimata è stata quella dell’Anniversario di Tangentopoli. In tanti hanno scritto e pontificato in merito e ben più illustri esponenti di me medesimo, mero osservatore de noantri (direbbero a Roma, mia città d’origine). Politologi, giornalisti (improvvisati o meno…) e anche alcuni “colleghi” amanti e fruitori dei social network come me.

Per cui io, che scrivo oggi, non voglio ergermi a chiosatore supremo della scena, lo faccio solo oggi unicamente perché il tempo è tiranno e non sempre riesci a conciliare le tue tante passioni, che della tua vita fanno parte, con la tua vita stessa. Spesso trascuri gli affetti più stretti, quegli stessi affetti che ti sostengono nelle tue passioni e che impreziosiscono con tanto sale e qualche Spezia la tua esistenza. Sono molto spesso il tuo turbo boost, il tonico che cerchi, l’ispirazione per le tue considerazioni e componimenti (come l’odierno mio umile pensiero scritto).

Ma tornando a bomba sul tema lanciato in avvio, sarebbe facile e anche scontato scendere in tecnicismi da politica o peggio da “fantapolitica” e quindi mentre riflettevo tra un titolo di giornale e l’altro venerdì ultimo scorso iniziavo a pensare al giorno in sé e per sé…

17 Febbraio, ce ne è per tutti e ne ha per tutti: scaramanzia, politica, vizi, virtù (anche), dualismi ed enigmi mai risolti, storia e così via…

Tutti possono trovare la loro personale chiave di volta quindi.

I superstiziosi incalliti non si saranno mossi da casa forse, io invece al mattino respiravo con ottimismo l’aria gelida milanese mentre mi recavo a lavoro. Lungo il tragitto le consuete dinamiche: le due battute scambiate all’angolo con il barbiere Mario, il saluto allo “Zio Ric”, il caffè al Bar ed il tram tram della giornata riparte. La stanchezza dell’intensa giornata vissuta il giorno prima è ormai alle spalle forse perché alberga e monta in me l’idea che qualcosa si sta muovendo e che davvero potrei esser sulla strada giusta, quella che il mio mentore Emanuele mi ha più volte prefigurato. Lui crede tanto in me da anni (e soprattutto lo fa sin dagli albori della mia vita professionale ed in tempi non sospetti) ed io stimo all’ennesima potenza lui. Lui che porta il nome del nostro familiare più famoso ed illustre (oltreché del mio ipotetico futuro figlio). Emanuele sa che vorrei lasciare un segno nella storia della mia famiglia, e più ambiziosamente parlando, in quella del mio Paese. Ed oggi, 17 Febbraio 2012 sento che qualcosa si stia muovendo. Forse è la sensazione che deriva da alcuni incontri/riunioni avute ieri e magari è solo un caso che siamo a 20 anni da “Mani Pulite”, ma la numerologia spesso segna il corso della storia e degli uomini. Per cui, proprio sui numeri mi sono focalizzato. Quei cari numeri che sono stati il sale di gran parte della vita professionale di mio padre o di un compianto personaggio integerrimo molto amico di mio nonno, al secolo Vincenzo Willy Liguori. Da personaggi di tale calibro ho sempre rubato un po’ di mestiere con gli occhi (frase che l’altro mio nonno, quello materno, mi ripeteva sempre sin da piccolo). Numeri quindi, ma anche e soprattutto valori, valori estremi, cardine dal quale far ripartire le vite e gli ingranaggi ormai logori della vita politica. Ma non andrò per la tangente ovvia (forse) del sermone politico, Vi assicuro. Ho premesso un’analisi diversa e così sarà.

Ho accennato e scomodato la storia e quindi quale miglior incipit se non uno storico in cui si possa cogliere che il 17 Febbraio, ai più è noto come la data di inizio del fenomeno denominato con un neologismo all’epoca Tangentopoli, ma in realtà racchiude in sé numerosi accadimenti di estremo valore; primo fra tutti uno di epoca risorgimentale con attore protagonista Carlo Alberto che riconobbe proprio nella data su indicata nel lontano (ma se volessimo vicino…) 1848 i Diritti Civili e Politici ai Valdesi. Storia e Valori, Diritti e Personaggi d’alto rango, vite e fatti da ricordare. Ma non è l’unico ovviamente: la data condensa, neanche a farlo apposta, una moltitudine di eventi meritevoli di menzione (e vi assicuro che non vi tedierò troppo con elenchi fiume) forse perché come accennavo prima la numerologia detta leggi e scrive in estrema libertà, quella stessa libertà che spesso ha condito i discorsi e gli accadimenti della storia. Quella liberta che sempre il 17 Febbraio ma di un anno fa, cercavano coloro che avviarono le sommosse popolari contro il regime libico del dittatore Gheddafi: era la Giornata della collera. Collera, passione, pathos. Sentimenti estremamente diversi se vogliamo ma anche molto vicini, tutti accomunati da una verve interna che ci spinge a muoverci e a non stare inermi e passivi sull’uscio di casa. E quindi, chi di Noi non è stato costretto quantomeno una volta nella sua vita a reagire ad eventi non troppo positivi, anche in maniera brusca? Fughe, partenze…a volte ragionate, a volte no. A volte sentite, troppo spesso no. Molto spesso solo tentativi estremi di autodifesa personale, molto vicini all’autolesionismo (anche se non cosciente…quantomeno si spera). Io stesso nel passato semi-recente fuggii dal colloquio coi miei troppe volte, laddove in essi avrei trovato più risposte di quelle che per partito preso avevo deciso non ci fossero. Poi in parte “rinsavito” partii da Roma e lasciai contro ogni logica (secondo molti) la città eterna, città che tutti Noi amiamo anche e soprattutto per le sue innumerevoli contraddizioni, se vogliamo…

Mi accolse quindi Milano, la città del progresso, la locomotiva del Paese, aperta a tutti (come cita Bertolino nel suo ultimo libro).

Tre anni fa l’ottimismo seppur solo della sfida e del cambiamento già risiedeva in me, ma mai avrei immaginato che raggiungessi taluni traguardi, intermedi ovvio, ragionando in termini ciclistici ed ambiziosi. Il traguardo finale può esser ed è altrove, senza ombra di dubbio: una vittoria di tappa o per meglio dire varie vittorie e successi condivisi con amici e parenti o anche con figure che saranno di supporto ed apporto importante per il mio personale ed i miei personali futuri progetti. La cornice di tali progetti potrebbe esser Roma, Milano o chissà quale altra city (e non mi riferisco a London o New York, esclusivamente).

Di certo Roma, se volessimo fare un parallelismo con la data che ha dato il là a questo mio discorso, ci sta e prende posto nell’arcaico 1600, allora fu sede del rogo di un famoso eretico quale Giordano Bruno…

Milano, dalla sua ha le foto, le luci della ribalta e i ribaltoni che fecero seguito all’arresto di Mario Chiesa, ma poi alla fine della fiera, come amano dire i fiulin milanesi, è cambiato qualcosa? Forse si. Siamo cambiati noi e molto. Io di sicuro, molti meno capelli (ma non potevo esser da meno di mio cugino Emanuele…) ma molti più contenuti, giorno dopo giorno, arricchiti e implementati. È questa la strada giusta intanto.

Per il resto chi vivrà, vedrà, ed io aggiungerei anche chi mi sopporterà…

Ve l’avevo detto! 17 Febbraio, ce ne è per tutti e ne ha per tutti: scaramanzia, politica, vizi, virtù (anche), dualismi ed enigmi mai risolti, storia e…

SPERANZA!

Un caro abbraccio a Tutti Voi.

Progetto colibrì

Finalmente stasera riesco a trovare il tempo per dedicarmi all’avvio di un progetto nato dalla brillante mente del nostro caro amico Vate conosciuto all’anagrafe come Stefano Vatti.

È indubbio che oggigiorno vi sia una crisi non solo economica che anche sociale e la deriva culturale cui potremmo giungere nel prossimo futuro, spaventa i nostri animi e fa vacillare le nostre smagrite gambe. Chi di noi non ha per lo meno una volta negli ultimi mesi avuto remore e timori sul suo futuro, e per chi ha già la gioia di averne, per i propri figli?

Di crisi ce ne sono state molte e per le leggi non dico per forza di cose divine, ma quanto meno antichissime la vita dell’uomo è da sempre caratterizzata dall’alternarsi di vacche magre e grasse.

Tuttavia, la crisi dei nostri giorni cui si accennava poco fa, è molto più radicata e se vogliamo grave di quello che potrebbe sembrare e potremmo pensare ma è al tempo stesso vero che anche in passato ve ne furono di simili. In tanti, hanno scomodato il ’29 ad esempio. Io invece, andrei ancora più indietro, non tanto per il paragone della crisi in se e per sé, ma per tirare in ballo uno degli ipotetici rimedi che abbiamo a disposizione per tirarci fuori dalla stessa. Intorno alla seconda metà dell’Ottocento, tutti sanno che nacquero le cosiddette società di mutuo soccorso, che avevano l’obiettivo di sopperire alle grosse carenze dello stato sociale nella tutela dei lavoratori. Oggi, per certi versi ci risiamo e credo che sia onesto intellettualmente che professionisti come noi uniscano assieme le proprie competenze e capacità allo scopo di permetterne la fruizione reciproca.

Il punto di partenza potrà essere una banale e semplice mailing list privata e ristretta che racchiuda le varie branche e filoni ed i relativi riferimenti cui far capo in caso di necessità. È solo l’inizio lo so, ma del resto è proprio dalle cose piccole che si parte per raggiungere, attraverso processi di condivisione e maturazione, ben più grandi fini ed obiettivi.

Non ci resta quindi che partire!

A presto Cari Amici!

SALUTO NATALIZIO del PRESIDENTE del SIGM MILANO

Cari Amici,

si potrebbe aprire dicendo: “Il Vostro Presidente è tornato!” ma come mi facevano notare tanti di Voi in questi lunghi giorni trascorsi dal baillame pre-elezioni Ordine fino ad oggi la realtà dice con FORZA che: “Il Presidente non è MAI andato via!” nel senso che il Vostro affetto e il Vostro sostegno, così come soprattutto la Vostra fiducia in me non sono mai venute meno.

Ed è proprio dal confronto diretto con Voi che ho capito che non dovevo, non potevo e soprattutto non volevo mollare! C’era, c’è e ci sarà un elemento cardine che mi fa guardare con ottimismo e verve estrema al futuro: la volontà degli iscritti al SIGM Milano a volermi in sella alla guida della sede meneghina per traghettare Milano stessa verso alti obiettivi e importanti successi, successi e vittorie che vorrò condividere con Voi, sempre retto nei valori che porto dentro di me, quali la moralità, il coraggio, l’onestà intellettuale e così via.

Pertanto, colgo l’occasione del Santo Natale per farVi non solo il canonico e semmai scontato augurio festivo ma anche e soprattutto per dire GRAZIE a TUTTI per la vicinanza ed il calore che mi avete tramesso negli ultimi tempi. Sentire le Vostre frasi incessanti: “Non mollare Presidente!”-“Un’unica cosa è ineludibile: che tu sia il Presidente di Milano…il resto non conta!”-“Noi vogliamo Te, non altri!” etc etc…mi ha riempito le giornate, le serate, le nottate e anche in un periodo difficilissimo mi ha fatto reagire con GRINTA, la mia solita grinta al momento difficilissimo e a Tutte le pressioni che stavo subendo e anche se dovessi continuare a subire qualsivoglia nel futuro affronterò il tutto con la schiena ritta, lo sguardo fiero e la forza della base: la Vostra!

Per cui, ribadisco:

GRAZIE CARI AMICI!!!

e

BUON NATALE a Tutti Voi e Vostri cari, dal Presidente!!!